Bambini e coronavirus: come affrontare questo periodo di quarantena

Bambini e coronavirus: come affrontare questo periodo di quarantena

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martedì, 14 aprile 2020
iorestoacasa

L’emergenza coronavirus ha caratteristiche nuove e, oltre a coinvolgere la sfera sanitaria, colpisce la sfera psicologica ed emotiva delle persone. La perdita di una organizzazione dei propri tempi e spazi, fisici e relazionali può destabilizzare i bambini, soprattutto quando facciamo fatica a dare significato a quello che sta succedendo.
Oggi daremo qualche consiglio, partendo anche dalle indicazioni dellUNICEF per riuscire a  far vivere al meglio ai bambini questi giorni così difficili:
1. Creare Routine: per quanto possibile, è importante mantenere alcune routine, o crearne di nuove.
Potrebbe essere utile programmare la sera prima le attività da svolgere il giorno successivo come se andassero a scuola in questo modo manterranno la suddivisione della giornata e impareranno a gestire il tempo a disposizione. È importante suddividere le giornate in giorni lavorativi e del week end. Per quanto riguarda le attività disegnare, raccontare una storia, ascoltare musica o creare piccoli manufatti sono in primo luogo occasioni per stare insieme. Alcune attività quali disegnare o fare dei lavoretti sono normalizzanti perché riproducono quanto viene fatto a scuola e possono essere rassicuranti per i bambini, riportandoli a prassi usuali. Utili anche le attività di movimento per scaricare che possono essere fatte anche a casa. Un effetto benefico si può raggiungere anche impastando pane o pizza perchè  la manipolazione serve a sciogliere la tensione.
Inoltre occorrerebbe proporre attività in luoghi della casa differenti ovvero organizzare gli spazi di casa in modo che non ci sia l’unico “angolo giochi” in camera del bambino, ma distribuire giochi diversi e quindi attività diverse nelle stanze della casa.
Pur considerando l’età e i rischi circa gli oggetti di cui facciamo uso, si può coinvolgere il bambino nelle nostre attività, in modo da fornirgli stimoli diversi rispetto ai suoi giochi, che dopo un po’ perderanno di attrattiva. Ad esempio gli si può chiedere di tenere il filo dell’aspirapolvere mentre lo si passa in casa, di aiutarci a pulire i suoi giocattoli, di supportarci mentre togliamo i panni dallo stendino.
2. Spiegare le cose in modo comprensibile: i bambini hanno diritto a essere informati su ciò che avviene nel mondo e gli adulti hanno al tempo stesso la responsabilità di preservarli dall’inquietudine.  Bisogna capire quanto già sanno e assecondarli, occorre usare un linguaggio appropriato per l’età, osservarne le reazioni, essere sensibili al loro livello di ansia. Se non si è in grado di rispondere alle loro domande, non bisogna tirare a indovinare ma usare questa opportunità per andare insieme alla ricerca di risposte su siti ufficiali (OMS, in particolare il sito del Ministero della Salute, e il sito Epicentro, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità. ) Ai più grandi si può spiegare che parte dell’informazione disponibile in rete non è accurata e che è pertanto meglio affidarsi agli esperti.
Se in casa c’è l’abitudine di guardare il telegiornale tutti insieme, meglio non modificare questa consuetudine: i cambiamenti preoccupano i bambini, e anche in questo caso la loro immaginazione potrebbe popolarsi di paure, misteri, segreti («I grandi non vogliono che sappiamo…»).Potrebbe essere utile con i più grandi stimolarli con qualche domanda («Ma tu hai capito bene cosa sta succedendo?», «Hai parlato con i tuoi amici del Coronavirus? Loro cosa dicono?») per permette inoltre di correggere informazioni inesatte e far capire che se ne può parlare.
3- Dare indicazioni pratiche:sì può parlare di come avviene il contagio, ma con cautela, per evitare che bambini particolarmente sensibili vedano possibilità di contagio ovunque e mantengano questa paura anche in futuro. Si può spiegare, adattando il discorso all’età dei nostri figli, che questa malattia, come tutte le influenze e i raffreddori, si diffonde quando tante persone stanno tutte insieme in luoghi chiusi, e parlando, tossendo o starnutendo mandano in giro goccioline di saliva che potrebbero contenere il virus; che siccome non tutti quelli che “prendono” il virus si ammalano, anche persone che stanno bene possono portare ad altri la malattia; che è una malattia da cui in genere si guarisce, ma si trasmette più in fretta di altre influenze, per cui è importante fermarla al più presto evitando che troppe persone prendano il virus e lo diffondano. In questo modo si da una spiegazione anche rispetto all’importanza di seguire le precauzioni indicate. Se sono molto piccoli e non sono al corrente dell’epidemia, non è il caso di allertarli, ma è fondamentale parlare con loro dell’importanza del del rispetto delle misure igieniche, senza introdurre nuove paure.  Invitarli a lavare spesso le mani, si può inoltre mostrare loro come tossire o starnutire correttamente utilizzando la piega del gomito e spiegare, sempre adattando tutto all’età, l’importanza del tenere le distanze dall’altro.
4- Coltivare la speranza e rassicurarli: bisogna evitare discorsi fatalistici o polemici (non fanno bene neanche ai grandi!), tipo «Chissà quando finirà», «C’è da aspettarsi di tutto», «Nemmeno gli scienziati riescono a mettersi d’accordo». Meglio puntare sul valore dell’impegno: «Se tutti facciamo bene la nostra parte, presto la situazione tornerà alla normalità». Il messaggio che deve passare è questo “ so che è duro, talvolta preoccupante o magari noioso, ma seguire le regole aiuterà a mantenere tutti sani”. Rassicurazioni generiche che invitano a stare calmi e tranquilli non sono funzionali a contenere i vissuti disturbanti. È preferibile rassicurarli dicendo che tutti, in famiglia e fuori, stanno prendendo le misure adeguate a proteggersi.  Sarebbe utile condividere storie di operatori sanitari, scienziati, medici e giovani che stanno lavorando per mettere fine al contagio e mantenere al sicuro la comunità.
5- Fvorire il dialogo e ascoltare: bisogna invitare i bambini a parlare delle loro emozioni. Utilizzare disegni, storie e altre attività per permettere ai bambini di parlare liberamente. È importante non minimizzare o ignorare le preoccupazioni ma accogliere le loro sue emozioni: è importante dirgli che è naturale, quando succede qualcosa di diverso dal solito, sentirsi preoccupati e spaventati. Dopo, si può spiegare che il nostro corpo sa difendersi, che al suo interno ci sono tantissimi soldatini in grado di combattere contro i germi… anche contro i germi ancora più cattivi di quelli che stanno girando in questo momento.
È possibile che i bambini, soprattutto i più piccoli, esprimano il disagio manifestando irritabilità, necessità di contatto, agitazione. Possono diventare particolarmente piagnucolosi e, in alcuni casi, fare la pipì a letto. È utile aiutarli a esprimere il loro malessere: il gioco o il disegno sono i loro strumenti di fronteggiamento dello stress.
6- Prendersi cura di se stessi: si è in grado di aiutare meglio i propri  figli se noi stessi affrontiamo al meglio la crisi.  Li aiuterà  a sapere che si è calmi e ce la situazione è sotto controllo. Se ci si sente ansiosi o abbattuti, occorre prendere del tempo per se stessi e stare in contatto con membri della famiglia, amici, persone di fiducia nella vostra comunità. Dedicare del tempo ad attività che  facciano rilassare e recuperare. I bambini percepiscono le paure e le ansie degli adulti, quindi è utile che, in quanto caregiver, possa mostrare disponibilità all’ascolto, provando a mantenere equilibrio e serenità, a beneficiodi entrambi (genitore e figlio)
7-Mantenere i contatti con altri: anche se non ci si può incontrare, è possibile mantenere contatti con i nonni o gli amici attraverso il telefono o le diverse applicazioni a disposizione: sentire la vicinanza dei cari è molto importante e garantirsi occasioni di incontro può rassicurare sul fatto che si sta bene.
I bambini possono aver sentito spesso, negli scorsi giorni, che il virus colpisce soprattutto gli anziani. Considerate che possono aver sperimentato una forte angoscia di perdere i nonni o gli stessi genitori. Spesso è una paura difficile da mettere in parola: fate attenzione a cogliere i segnali di disagio.

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